Malika Ayane e le sue mille acconciature
Il mercato delle carte vive principalmente sui frequentatori dei bar o dei circoli tipo Acli e Arci e grazie a loro c’è stata finora una buona rotazione degli acquisti. Si calcola che un mazzo di carte in un bar duri poco più di un mese e ogni punto vendita per essere all’altezza delle richieste dei giocatori ne deve avere nel cassetto almeno una dozzina. Chi conosce questo mondo sostiene che l’offensiva di videopoker e slot machine non ha intaccato l’amore per briscola, tressette e zecchinetta. Dice Marcello Fiore, direttore generale e memoria storica della Fipe (federazione pubblici esercizi): «Sono due segmenti di mercato e di società diversi tra loro. Chi ama le carte è portato a socializzare e a condividere con gli amici la sua passione, chi gioca con le macchine elettroniche preferisce star da solo». Fiore aggiunge che il gioco delle carte, almeno storicamente, in Italia è stato interclassista. E del resto nei bar di paese è facile ancora trovare il farmacista o l’avvocato che giocano ore assieme al bidello o al pescatore. Se vogliamo anche questa è una forma di ludopatia, decisamente mite e poco dispendiosa visto che la posta in palio, nove volte su dieci, è una consumazione al bancone.
