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Luna Cardilli non ti offendere, ma…

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Può succedere che il tempo che genitore e figlio passano insieme sia occupato prevalentemente dal fare i compiti, la loro relazione sia orientata per lo più al monitoraggio e impoverita sul versante affettivo. Potrebbe, in altro modo, capitare che i messaggi difensivi del genitore inneschino in breve tempo una relazione all’interno della quale il bambino/ragazzo non cresce, non è infatti motivato a studiare poiché sta acquisendo l’idea che non può con la sua azione modificare lo stato delle cose. I bambini prima ed i ragazzi poi, ad un’approfondita valutazione, portano sensazioni di inadeguatezza, di incapacità, di vergogna, di diversità e livelli di motivazione inevitabilmente bassi. Mancando, altresì, la gratificazione conseguente dal successo nella prestazione (come ad esempio un buon voto, vedere che il risultato dell’espressione è quella corretta, un complimento ecc … ) sviluppano sfiducia nelle proprie capacità, paura delle verifiche e degli insegnanti e adottano quei comportamenti di evitamento o di rifiuto della scuola tanto accusati dai genitori.