11/07
2009
2009
Ieri mattina ho intercettato in un caffè lo sfogo al telefonino di un giovane elettore: «Ma ci toccano di nuovo le elezioni? Che palle: l’altra settimana ho già votato X Factor, il Grande Fratello e un sondaggio del telegiornale». Per lui il tele-voto ha ampiamente sostituito la cabina elettorale come luogo della cittadinanza. E la scelta di un personaggio che ha imparato a conoscere in televisione giorno dopo giorno lo gratifica assai più che mandare gente misteriosa nel cuore dell’Europa a fare cose che ignora e comunque ritiene ininfluenti per la sua vita. «Almeno si potesse tele-votare», ha chiosato quel giovane al telefonino, ed è chiaro che ciò che a qualcuno di noi può ancora sembrare un incubo - Berlusconi e Franceschini che arringano la folla, indicando non più i propri programmi ma i propri codici: 01 e 02 - cominci a essere considerato da molti come un’evoluzione normale e da qualcuno addirittura come una forma più partecipata di democrazia. Questa è la vera posta in gioco.
Dall’articolo “La fabbrica del televoto” di Massimo Gramellini