22/08
2009
2009
La notizia campeggia sulla prima pagina dell’inserto del Financial Times di ieri. Il pezzo , firmato da Jenny Wiggins, in pratica sostiene che nel giro di pochi anni i principali brand globali non saranno più i soliti noti - Coca Cola, Starbucks e McDonalds - bensì marchi di food and drink cinesi , indiani e colombiani. La rivelazione emerge dai risultati di una ricerca commissionata da Financial Times ai consulenti della Wollf Olins. Questo cambiamento di scenario si basa semplicemente su un paradigma che è mutato: se prima i brand globali erano quelli che conquistavano gli Stati Uniti, oggi sono i marchi che riescono a diventare i numeri uno in Asia. E quali sarebbero questi brand? Per lo più sono sconosciuti da noi: la catena di caffè colombiana Valdez cafè, Almarai, colosso alimentare saudita con sede a Riyadh, la raffinata catena libanese di negozi di cioccolato Patchi, il produttore di vino cinese Chang Yu e United Spirits il più grande gruppo di bevande alcoliche che detiene tra i suoi prodotti anche lo scotch whisky Whyte & Mackay. Aziende che macinano miliardi di fatturato nell’altra parte del globo. La ricerca effettuata dalla Wolf Olins è più che attendibile, la conferma è data dalle notizie di shopping forsennato che le corporations nordamericane, annusata l’aria, stanno facendo in Far East: la Pepsi Co. ha recentemente acquistato per quasi un miliardo e mezzo di dollari la Lebedyansky, il più grande gruppo di succo di frutta in Russia e sta creando una strategica joint venture con la sopracitata Almarai per il mercato asiatico e africano, mentre la Unilever (che ha in portafoglio Algida) ha incorporato la Inmarko, il colosso cinese dei gelati. Meno fortuna ha avuto la Cola-Cola il cui tentato acquisto per oltre due miliardi di dollari della cinese Huiyuan, il brand più importante di succhi di frutta in Cina, è stato bloccato dall’anti trust di Pechino.
Dall’articolo “La fiera dell’est” di Michele Boroni