27/11
2009
2009
Il gioco del football è spezzettato per definizione, ma questo si presta bene alla logica dello spettacolo di contorno. Tutte le pause sono riempite con qualcosa: piccoli contest a beneficio degli spettatori per vincere un buono benzina o la spesa al supermercato; la mascotte della squadra locale che si lancia col bungee jumping e lancia peluche sulla folla impazzita; il soldato che viene dal Medio Oriente e incontra la moglie e il figlio per la prima volta davanti a tutti; i veterani della seconda guerra mondiale che arringano la folla. La sensazione che il vero riempitivo sia la partita mi sfiora a più riprese, soprattutto quando mi accorgo che i giocatori aspettano la fine della pubblicità proiettata dai maxi schermi prima di iniziare la nuova giocata. Le cornici attorno ad ogni piano dello stadio vendono qualsiasi cibo si possa immaginare, ma è soprattutto un tripudio di salsicce e patatine. Gli alcolici sono tollerati e persino incoraggiati, ma non ho visto nessuno fuori giri. E, per dirla tutta, al di là dei patriottismi un po’ incomprensibili (per un europeo, perlomeno), lo spettacolo della folla era piuttosto edificante. Intere famiglie, tanta allegria, tifo moderato, voglia di spettacolo e chi se ne importa del risultato.
Dall’articolo “Gli attacchi fanno vendere i biglietti, le difese fanno vincere le partite” su Daveblog