26/05
2008
2008
La pubblicità non crea tendenze, le cavalca. Prende quello che già c’è nell’aria e lo fa suo. Qualche volta lo fa con un tempismo sorprendente, ma non può permettersi di giocare d’anticipo: cadrebbe nel vuoto. La pubblicità, anche quella che si ammanta del nome di Pubblicità progresso, spinge treni già in corsa, amplifica parole che già si mormorano. Se la pena di morte verrà abolita, non sarà per tutte le ‘pubblicità progresso’ del mondo, ma sarà per la scuola, i giornali, gli intellettuali, i movimenti di opinione e le persone di buona volontà”.
Da una citazione di Roberto Gorla nell’articolo “L’evoluzione della pubblicità sui quotidiani dagli anni Settanta ad oggi” di Lara Bizzarri