15/03
2010
2010
È uscito un libro che si prende il lusso di bastonare i luoghi comuni degli sceneggiatori e dei produttori tv. Si chiama “Sulla scena del crimine” (Einaudi, 16,50 euro) ed è sorprendente per l’idea. L’autrice insegna giornalismo, aveva già scritto alcuni best-sellers libri sui “racconti” dei poliziotti. Stava in divano, davanti ai polizieschi della tv, e una sera si è detta: “Ma figurati se è possibile… “. Così ha cominciato a chiedere informazioni ai poliziotti e ai giudici veri. E si è sentita rispondere spesso - la molla che ha fatto scattare il clic del libro nella testa di Connie Fletcher - “non è come in Csi”. Per esempio: “Il luminol si usa in un ambiente totalmente buio. Tranne che in Csi. A loro piace usarlo alla piena luce del giorno”. Oppure: “Le varie scene del crimine puzzano. Sono un casino. E tu passi ore e ore a esaminarle”, e quindi non ci vai come se fossi appena uscito da una boutique, come succede ai “videocolleghi”. La realtà sbirresca bada meno al look, ha tempi diversi e la caccia all’assassino impegna per una vita intera molte persone, “la squadra”.
Dall’articolo “‘Csi’, la fiction non dice il vero e gli esperti se la ridono” di Piero Colaprico