11/08
2008
2008
E’ ora di finirla con questo continuo sottovalutare l’impegno e la competenza che il dialogo online tra azienda e utente quotidianamente richiede.
In caso conrario, i risultati sono quelli impietosamente evidenziati dallo studio Deloitte, il quale prende in considerazione ben cento business community online evidenziando che:
1) circa il 35 per cento di queste realtà ha meno di 100 utenti registrati, mentre il 25 per cento ne ha meno di 1000. Risultati piuttosto deludenti se si considera anche che almeno il 60 per cento di tali aziende ha investito oltre un milione di dollari per mettere in piedi il suo corporate social network nuovo fiammante;
2) nel 30 per cento dei casi in oggetto il responsabile della community è risultato essere un addetto part-time. In altri casi (grave errore) è stato incaricato un responsabile dell’area marketing, peraltro spesso già impegnato nella gestione del sito o dei siti aziendali “tradizionali”;
3) le aziende non sanno valutare il ROI delle loro iniziative “2.0”: si intestardiscono a misurare gli accessi e le pagine viste (neache stessero pubblicando il New York Times) e ignorano il valore del passaparola, l’importanza dello scendere in campo e costruire una reale “reputazione” dialogando con la gente, persino i benefici effetti in termini di posizionamento e visibilità sui motori di ricerca. Dall’articolo “La verità sul rapporto tra aziende e social networks” su Blogs4Biz
In caso conrario, i risultati sono quelli impietosamente evidenziati dallo studio Deloitte, il quale prende in considerazione ben cento business community online evidenziando che:
1) circa il 35 per cento di queste realtà ha meno di 100 utenti registrati, mentre il 25 per cento ne ha meno di 1000. Risultati piuttosto deludenti se si considera anche che almeno il 60 per cento di tali aziende ha investito oltre un milione di dollari per mettere in piedi il suo corporate social network nuovo fiammante;
2) nel 30 per cento dei casi in oggetto il responsabile della community è risultato essere un addetto part-time. In altri casi (grave errore) è stato incaricato un responsabile dell’area marketing, peraltro spesso già impegnato nella gestione del sito o dei siti aziendali “tradizionali”;
3) le aziende non sanno valutare il ROI delle loro iniziative “2.0”: si intestardiscono a misurare gli accessi e le pagine viste (neache stessero pubblicando il New York Times) e ignorano il valore del passaparola, l’importanza dello scendere in campo e costruire una reale “reputazione” dialogando con la gente, persino i benefici effetti in termini di posizionamento e visibilità sui motori di ricerca. Dall’articolo “La verità sul rapporto tra aziende e social networks” su Blogs4Biz