17/03
2010
2010
«Nel dicembre 2006, dopo un paio d’anni di frustrazioni post laurea, abbiamo cominciato il lungo e complesso iter che regola l’emigrazione in quel Paese — prosegue il racconto Alice —. Presto ci siamo convinti che il massimo traguardo raggiungibile per noi a Milano era un lavoro a tempo indeterminato da mille euro al mese ciascuno. Il che avrebbe voluto dire destinare metà delle entrate familiari per l’affitto o il mutuo di un appartamentino nell’hinterland. Con tutto il corollario che ne deriva: due ore al giorno sui treni dei pendolari, figli rimandati a data da destinarsi, stress e frustrazioni quotidiane». Quando nel marzo del 2008 è arrivato il via libera per un visto di tre anni ad Adelaide, Alice e Matteo hanno passato qualche notte insonne. Poi hanno deciso: «Partiamo». A giugno si sono sposati, poi hanno preso l’aereo che li ha portati dall’altra parte del mondo. A che punto sono oggi i loro sogni? «Alice ha un posto da segretaria a 2.100 euro al mese: sta facendo colloqui, è convinta di poter trovare di meglio. Io insegno italiano all’università di Adelaide — racconta Matteo —. Ci sono prospettive di stabilizzazione. Perciò mi sono iscritto a un master on line dell’università Cà Foscari, così avrò più possibilità di passare di ruolo. La retribuzione è buona: poco meno di 4.800 euro al mese. E qui la vita costa meno. Per dire, abitiamo in una villetta a pochi passi dal mare e paghiamo l’equivalente di 900 euro d’affitto».
Dall’articolo «Noi, giovani laureati in fuga da Milano» di Rita Querzé