20/03
2010
2010
L’impoverimento al quale vanno incontro molti di quelli che non si dotano di alcuna accumulazione a fini previdenziali avrà conseguenze sociali sconvolgenti. In un’intervista uscita su «Plus24» del 30 gennaio scorso il presidente della Covip Antonio Finocchiaro ha efficacemente usato l’immagine del protagonista di «Umberto D» di Vittorio De Sica: un funzionario ministeriale che in pensione diventa povero, tanto da mettersi a chiedere la carità davanti al Pantheon. Negli Stati Uniti, dove il welfare state è molto meno protettivo che da noi, cresce il numero di 60/70enni che sono diventati poveri dopo essere andati in pensione. E hanno davanti a loro ancora molti anni di vita. Tutt’altro che agiata. Non si sa come si evolverà l’aspettativa di vita nei prossimi anni. Nel ventesimo secolo si è allungata come mai era successo nella storia dell’uomo, dimostrando tra l’altro che livello delle pensioni e durata (e qualità) della vita non sono variabili indipendenti. È prevedibile che continui lo sforzo comune per migliorare le condizioni igieniche, di alimentazione e sanitarie. Ma questo processo avrà successo a condizione che gli anziani abbiano abbastanza risorse per potersi nutrire e curare in modo adeguato.
Dall’articolo “Come prevenire l’effetto Umberto D.” di Marco Liera