24/03
2010
2010
Davanti a me ci sono due signore, sulla sessantina. Sono le classiche casalinghe-pensionate, penso, in trasferta ospedale/amici/uffici. Non vedo altri validi motivi per spostarsi di martedì mattina alle 10. Vengono da Torpignattara, estrema periferia sud-est che per me è un nomelungosullamappa e basta. L’argomento di discussione che cattura la mia attenzione è quello sulla vicina di casa. Quella del piano di sopra. La signora sulla sinistra, capelli bianchi, modi fintamente posati, ce l’ha con lei, per colpa di una confezione di caffè. E non solo. “Veniva sempre da me, il pomeriggio, a farsi fare un caffè”, dice all’amica, avvicinandosi al suo orecchio, anche se il tono della voce è tale per cui riesca a sentire senza troppi sforzi. L’offesa arrecata da questa vicina è tutta in un regalo non ricevuto: “Qualche giorno fa viene da me, e mi fa: ‘Sono stata dalla signora X, al piano di sotto. E siccome mi offre sempre il caffè, gliene ho comprato una confezione’”. Oltraggio, affronto. Non l’avesse mai fatto. “Ma ti rendi conto – fa sconvolta alla compagna di viaggio, che mi pare abbastanza assente – che a me che le ho offerto tutti quei caffè, non ha mai portato nulla? Da allora non le ho più dato nulla. E lei ha smesso di venire”. Ma la frecciata non si è esaurita qui. La vicina in questione aveva anche un’altra colpa: quella di tenere i riscaldamenti spenti. “Vuole sempre risparmiare”, fa la sessantenne, che sembra voler infierire quando esclama: “Pensa, tiene casa sua al freddo, e veniva da me a riscaldarsi. Assurdo. Ma sai cosa ho fatto? Ho iniziato pure io a tenere i riscaldamenti spenti. Così si impara”.
Dall’articolo “Spettegolando in metro.” di River