28/09
2008
2008
Far circolare livore e insoddisfazione in piena epoca di blog personali, tam tam da social networking, bookmarking e quant’altro, è diventato ancora più facile e immediato. Poi ci sono quelli che lo dicono non con un fiore ma con un nome di dominio al vetriolo, qualcosa come “stinks.com”, “Ihate.com” o “sucks.com” in combinazione con il nome dell’azienda non-preferita. Proprio “sucks.com” è stato l’inconsueto soggetto di studio della società FairWinds, che ha passato al setaccio 1.058 nomi di dominio collegati alle 500 maggiori società al mondo, scoprendo che il 35% di esse possiede il dominio composto dal brand seguito dall’epiteto di cui sopra. Nomi noti, anzi notissimi come Coca Cola, Wal-Mart e i grandi protagonisti della vendita e del commercio si sono premuniti contro la possibilità per i consumatori di esprimere il proprio malcontento sin dal nome del sito.
Dall’articolo “Il fascino irresistibile dei sucks.com” di Alfonso Maruccia