21/12
2008
2008
«Tutto quello che viene donato è bene accetto — commenta don Virginio Colmegna, la cui Casa della Carità è tra i destinatari del caviale — anche se la maggior parte dei nostri ospiti non sa nemmeno cosa sono quelle palline nere. Diciamo comunque grazie senza dare troppa enfasi all’accaduto. Basta ricordarsi che i poveri hanno bisogno di diritti e di dignità, più che di generi di lusso». Dello stesso avviso è don Roberto Davanzo, presidente della Caritas Ambrosiana: «Siamo contro tutto ciò che rappresenta uno spreco: se l’alternativa era gettarlo, ben venga il caviale. In fondo anche i poveri e i clochard hanno diritto per una volta ad assaggiare il cibo dei ricchi».
Dall’articolo “Dal contrabbando ai poveri Caviale nella mensa di Natale” di Claudio Del Frate e Roberto Rotondo