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Appunti disordinati di Giuseppe Mazza (quello di .commEurope)

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23/01
2009
“I tempi di crisi creano ansia e il capo deve saperla assorbire, evitando di scaricarla sui sottoposti. Deve avere «una forte tenuta umana». «La mediocrità di un manager — aggiunge Celli parafrasando il filosofo Emile Cioran — si riconosce dalla sua sicumera». Dottor Celli, l’accuseranno di avere una visione caritatevole del management, proprio ora che si parla soltanto di amputazioni indispensabili. «Ma siamo sicuri che i tagli di personale siano la soluzione giusta? A breve, forse. No, io credo che si debba cercare di non espellere le persone, magari guadagnando tutti un po’ meno. La carità non c’entra. Il fatto è che l’innovazione è prodotta dalla ridondanza e più si taglia più si riduce la possibilità di innovare. Senza innovazione non c’è ripresa». Sì, Celli adora provocare, soprattutto quelli del suo ambiente. «La crisi è l’occasione per rimettere in discussione la figura del manager- dongiovanni. Don Giovanni è uno che conquista le donne senza mai amarle veramente. Non ne ricorda neppure i nomi, proprio come molti dirigenti con i propri collaboratori ».” Dall’articolo “Celli: «Finita l’era degli squali Ora il successo passa per l’altruismo»” di Edoardo Segantini



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