16/03
2009
2009
Il cibo e la cucina italiana piacciono non solo ai gourmet, ma spopolano fra i dittatori. Per il suo ottantacinquesimo compleanno Mugabe ha ordinato alla Ferrero ottomila confezioni di Rocher. Peron amava cenare con le nostre paste, Stroessner passava disinvoltamente dalla zuppa di piranha e dagli adoratissimi weisswurst, a pizze sontuosamente ammannite. Del turkmeno Saparmurat Niyazov ho già scritto a gennaio. Adesso, via Guardian, vengo a sapere che il dittatore nordcoreano Kim Jong-il ha fatto aprire a Pyongyang il primo ristorante italiano, una pizzeria con uso di cucina inaugurata a dicembre. La fonte da cui ha attinto il ‘Guardian’ è il ‘Choson Sinbo’ un quotidiano di Tokyo attendibile come Mata Hari visto che il suo editore è lo stesso Kim. Kim si è sempre vantato d’essere un raffinato gourmet; è nota la sua passione per il sushi, per i grandi vini rossi francesi (nata dopo aver visto un film di Bond, di cui è un fanatico collezionista) e per il cognac Hennessy, che nel 2003 in Corea si vendeva a 630 dollari a bottiglia.
Dall’articolo “E a Pyongyang sbarcò la pizza” di Lorenzo Cairoli